Cristoforo Colombo: cosa lega la scoperta delle Americhe a Firenze?
Dopo due mesi e nove giorni di estenuante viaggio, tra le tempeste ed il terrore di restare senza provviste, quando i marinai stavano perdendo la speranza, si alza in cielo la voce di Rodrigo di Triana, armatore a bordo della Pinta: “Terra!”. Le navi di Colombo giungono sulle coste dell’isola che gli indigeni chiamavano Guanahani, e che il capitano ribattezzò San Salvador. Per l’equipaggio si erano raggiunte le lontane Indie, un’impresa senza precedenti, circumnavigando il globo, in realtà quegli uomini, furono i primi europei a mettere piede nelle Americhe.

Dopo aver esplorato le coste di Cuba, definita da Colombo, “la isla mas hermosa que ojos humanos hayan visto”, la ciurma giunse ad Haiti, per poi riprendere la via per l’Europa. Si sprecano i racconti sulle cruente scorribande degli uomini che scendevano dalle caravelle, probabilmente l’immagine che, da sempre, abbiamo del grande viaggiatore Cristoforo Colombo, è un po’ distorta dai contorni della sua missione straordinaria. Si trattava di un pirata, come lo furono molti lupi di mare prima di lui, e come lo saranno, a breve, i ‘conquistadores’: uomini senza scrupoli pronti a tutto pur di ottenere gloria, fama e denaro.
Ma non è questo l’argomento del nostro racconto, adesso, entra in scena la nostra Firenze.
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