All'Inferno con Botticelli – Il mistero della mappa maledetta.

mappa - inferno botticelli

Alcuni storici dibattono tutt’ora sull’autenticità del disegno conservato a Roma, asserendo che l’originale venne nascosto a Firenze dal Botticelli stesso, prima di morire. Teorie che impregnano di mistero questo prezioso foglio dai contorni mistici, dipinto con l’inchiostro della fede e della follia, una rappresentazione visionaria di una poesia senza tempo, che adesso è un inestimabile tesoro nascosto. 

Botticelli disegna l’Inferno come un grande imbuto, che dalla larghezza massima inghiotte i dannati in una voragine composta da cerchi sempre più stretti, fino all’oscura tana in cui è relegato Lucifero, origine di tutti i mali, imprigionato nel ghiaccio e nel buio. 

Ogni girone è curato minuziosamente nei dettagli, si incontrano le figure menzionate da Dante nei suoi versi, sono raffigurati, nel limbo, gli illustri antichi riconosciuti dal poeta fiorentino, si scorge “Caron dimonio con occhi di bragia”, che traghetta le anime prave. Ecco Minosse che orribilmente ringhia, giudica le pene e frusta i peccatori, Paolo e Francesca, fluttuanti nella tempesta degli amanti, e poi gli iracondi intrappolati nel fango del fiume Stige. Si vedono i golosi, costretti a contorcersi nei propri liquami, le mura infuocate della città di Dite, dimora da incubo degli eretici, la spaventosa foresta dei suicidi ed infine la terribile mostruosità di Belzebù, il diavolo, il demonio, che con tre teste e tre bocche divora i dannati per l’eternità. 

Osservare la mappa è un emozione sconvolgente, toglie il respiro, è come entrare da quella porta con Dante e Virgilio, trasportati da un uragano d’immagini che passano di fronte agli occhi velocissime, e riempiono le pupille di figure che scagliano parole, che liberano versi ed esprimono concetti. 

Una grande confusione scuote l’animo di chi osserva, come se Botticelli fosse riuscito perfettamente a capire che cos’è l’Inferno della Divina Commedia, come se Botticelli avesse dentro lo stesso fuoco del Sommo Poeta, la medesima capacità di vedere il mondo non soltanto attraverso gli occhi, ma anche con la mente e col cuore. 

Paragonato da Poliziano addirittura ad Apelle, attore protagonista dello splendore di una Firenze che fu “l’Atene d’Italia”, Sandro Botticelli fu talmente potente da riuscire a stupire per la sua sensibilità armonica e classica, rievocando i miti pagani antichi, con concetti d’amore e di rinascita, ed a sconvolgere, angosciare, inquietare, con spaventose raffigurazioni della vita dopo la morte. 

In un certo senso compie il viaggio inverso rispetto a quello di Dante, dal paradiso della “Venere” e della “Primavera”, scende al purgatorio della “Calunnia”, fino ad essere inghiottito nella voragine infernale, senza poter, mai più, uscire a riveder le stelle.

Gianluca Parodi