Oreste Ristori, storia di un leggendario anarchico toscano
Qual è la ragione e l’attualità di ricordare un intellettuale che partito dalla Toscana visse in Argentina, Uruguay e Brasile e, tra carceri e persecuzioni, prese parte alla Guerra Civile Spagnola per poi finire fucilato dai fascisti?
Il giornalista libertario Oreste Ristori nacque nel 1874 a San Miniato (in località Poggio al Pino) e fin da giovane frequentò il circolo anarchico di Empoli – dove i suoi genitori contadini si erano trasferiti per lavoro e discutevano di politica nelle osterie – ma per la sua attività politica fu arrestato numerose volte come “sovversivo”. La prima a soli 18 anni nel 1882. Dopo i moti in Lunigiana del 1894 il governo Crispi avviò un’ampia azione repressiva sugli anarchici e Ristori, insieme a altri compagni, è arrestato nuovamente nel 1895. Recluso a Porto Ercole, riesce a evadere dopo una rivolta ma, catturato e processato, stavolta è spedito a Pantelleria.
Tornato a Empoli alla fine della pena, comincia a divulgare l’opera di Errico Malatesta e collabora alla distribuzione del giornale I Tempi Nuovi. Nel 1898 con la crescita del movimento anarchico e operaio sa di avere nuovamente gli occhi addosso delle autorità per la sua propaganda politica, così ripara clandestinamente a Marsiglia dove già vive una numerosa comunità di italiani.
La gendarmerie lo arresta a Nîmes e lo rimpatria in Toscana. Nel 1899 inizia la collaborazione con il giornale socialista l’Avanti e l’anno dopo organizza una manifestazione per ricordare le vittime della Comune di Parigi. Ben noto alle autorità – negli archivi della polizia c’era su di lui un dossier che ne metteva in risaldo le doti di giornalista propagandista – viene spedito con domicilio coatto a Favignana. Nel 1901 è di nuovo rimesso in libertà e rimandato a Empoli, ma il clima ostile nei suoi confronti gli fa maturare l’idea di trasferirsi in Sud America.

Nel 1902 decise di emigrare in Argentina. La sua autorevolezza come oratore gli valgono l’invito a partecipare a una conferenza al Centro Studi Sociali della Boca e diventa membro di redazione di Avvenire, l’organo dei gruppi anarco-comunisti argentini. Ormai tenuto d’occhio dalle autorità anche qui, lo arrestano per le sue idee sovversive dopo aver partecipato a un congresso della Federazione Operaia Argentina. Durante la deportazione risce però a fuggire e a scampare al fuoco della polizia gettandosi in mare, dove sarà salvato da dei barcaioli che lo portano in un luogo sicuro.
Il nome di Oreste Ristori inizia a essere celebre in tutti gli ambienti anarchici dell’America Latina, mentre lui sceglie di riparare a Montevideo.
Nella capitale dell’Uruguay incontrò il suo grande amore, Mercedes Gomes, con la quale a Buenos Aires avrebbe poi fondato con successo la rivista El Burro nel 1917. Nel 1904, invitato a San Paolo dall’amico senese Toni Boni, decide di stabilirsi con Mercedes in Brasile. Qui tiene conferenze e fonda il giornale La Battaglia, che diventa presto il più importante periodico libertario latinoamericano. Agli inizi del Novecento Ristori è il più importante propagandista anarchico di lingua italiana del Brasile. L’America Latina in quel periodo rappresentava un luogo dopo poter lavorare e organizzare reti transnazionali all’interno del movimento operaio radicale con una certa tranquillità.
La conoscenza diretta delle dure condizioni di lavoro di molti degli emigrati italiani in Sudamerica – si stima che tra il 1871 e il 1914 abbiano avuto luogo almeno 14 milioni di partenze dall’Italia – lo porta a scrivere il saggio Contro l’emigrazione e per questo si attira l’ostilità delle autorità brasiliane, che non gradiscono più la sua presenza sul territorio paulista. Mentre l’Europa è sconvolta dalla Grande Guerra, ristori torna così nuovamente a Buenos Aires e vive come giornalista direttore del già citato El Burro. Poi, nel 1919, in Argentina la situazione sociale si fa tesa. A gennaio di quell’anno scoppia una rivolta dei lavoratori e la repressione è durissima: la più violenta protesta popolare che sia mai accaduta nel Paese lascia un bilancio pesantissimo di un migliaio di morti e altrettanti arresti.
Ristori è nella “lista nera” dei soggetti pericolosi e viene espulso con imbarco coatto su una nave con destinazione Genova. Ma al largo di Buenos Aires si getta in mare e riesce a raggiungere a nuoto la costa uruguaiana! Dato che ha accolto con simpatia l’esperimento sovietico della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, nel 1921 contribuisce all’organizzazione a Montevideo della Terza Internazionale che punta a fondare un partivo comunista dove la situazione socio-politica sembra più fertile: il Brasile. Proprio in questo Paese, quell’anno è stato pubblicato a Rio de Janeiro il Manifesto Comunista.


Protagonisti delle battaglie del movimento operaio, a causa delle persecuzioni poliziesche Oreste e Mercedes sono costretti a spostarsi spesso tra Argentina, Uruguay e appunto Brasile, dove stringono amicizia con un giovane destinato a diventare un grande della letteratura latinoamericana: Jorge Amado.
Nel 1922 il Partito Comunista Brasiliano è stato effettivamente fondato, ma il clima in Brasile è cambiato e nel 1933 anche qui è sorto un movimento politico che si richiama espressamente al Fascismo mussoliniano. Nel 1935 un fallito tentativo di rivolta comunista è sfruttato come pretesto dal governo del presidente Vargas per arrestare gli stranieri dediti a ogni attività politica. Così, nel 1936, a causa della sua partecipazione alle agitazioni popolari, Ristori decide di rientrare da solo in Europa. Dopo una breve tappa in Italia – dove tira una brutta aria perché ormai il regime fascista è al potere da oltre dieci anni – sceglie di raggiungere le brigate anarchiche in Spagna, per unirsi alla resistenza anti-franchista. Alla fine della guerra civile, con la sconfitta del Fronte Popolare, si rifugiò a Parigi per provare a ricongiungersi con Mercedes. Ma, nel 1940, le autorità francesi lo arrestano come clandestino e fu rimpatriato ancora, costretto stavolta dalle autorità fasciste all’obbligo di residenza a Empoli.
Ristori se ne starà tranquillo per un po’, lavora come tipografo, ma il 25 luglio 1943 è uno dei primi a organizzare a Empoli una manifestazione per festeggiare la caduta di Mussolini. Nuovamente arrestato, è inviato a Firenze al carcere delle Murate. Il 2 dicembre i fascisti della Banda Carità lo fucilarono al poligono del Parco delle Cascine insieme a tre compagni antifascisti, come rappresaglia contro un’azione partigiana. Si dice che sia morto cantando l’Internazionale. È sepolto al cimitero dei Cappuccini di Empoli, dove la Federazione Anarchica Empolese cura tutt’oggi la tomba e ne tiene viva la memoria per diffondere la sua incredibile storia.
Oreste Ristori, come Garibaldi, è stato una sorta di “eroe dei due mondi”, un internazionalista convinto e uno tra i primi pensatori italiani di quell’epoca a comprendere l’importanza delle reti d’idee transnazionali. Quelle idee, rafforzate dal confronto nelle società d’oltreoceano, avrebbero poi dovuto tornare in Europa per sconfiggere i regimi fascisti, i dispotismi e le ingiustizie.
Oggi, a Empoli è intitolata una piazza a suo nome e una serie di associazioni locali hanno finanziato la costruzione di un monumento.
Illustrazioni: ©Alessandro Beccari/ BECC
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