Paris, Texas_Cinema Manifattura Firenze

Paris, Texas: il film di Wim Wenders a Firenze in versione restaurata

Giovedì 10 luglio alla Manifattura Tabacchi la proiezione del capolavoro del regista tedesco – Palma d’Oro a Cannes nel 1984 – in versione originale sottotitolata.

A quarant’anni dalla sua uscita, Paris, Texas di Wim Wenders rimane un film di rara potenza emotiva, capace di parlare ancora oggi a chiunque si sia sentito smarrito, spezzato, straniero nella propria vita. Non è solo la storia di Travis, interpretato da Harry Dean Stanton con una vulnerabilità che buca lo schermo: è anche il racconto di un’America vista attraverso gli occhi di un regista europeo, che ne coglie la grandezza mitica ma anche le contraddizioni, le solitudini, le fratture.

Il viaggio di Travis è un ritorno impossibile: torna a cercare il figlio, Hunter, e la moglie Jane, interpretata da una magnetica Nastassja Kinski. Travis non parla quasi mai, il suo silenzio è un vuoto che racconta più di mille parole. E quando finalmente parla, lo fa nascosto da un vetro, in quella cabina per peep-show a Dallas che diventa una straordinaria metafora del cinema stesso: Travis racconta la sua storia, e Jane ascolta, vede il suo riflesso, ma non può toccarlo davvero. È uno dei momenti più intensi della storia del cinema, dove Wenders, grazie anche alla sceneggiatura di Sam Shepard, riesce a far esplodere la tragedia dell’amore perduto in una scena di sguardi, parole e riflessi.

Paris, Texas_Cinema Manifattura Firenze

Paris, Texas quarant’anni dopo: l’America ferita e lo sguardo di Nastassja Kinski

Il ruolo di Nastassja Kinski è fondamentale: Jane è il centro invisibile del film, colei che Travis ha amato e ferito, ma che a sua volta ha dovuto scappare. Kinski riesce a rendere questo personaggio fragile, materno, colpevole e innocente allo stesso tempo. La sua bellezza, mai ostentata, è intrisa di malinconia e speranza, e il suo sguardo nella scena del peep-show è uno specchio che restituisce a Travis (e a noi) tutta la loro storia.

Rivedere Paris, Texas oggi significa anche interrogarsi su cosa resta del sogno americano. L’America di Wenders non è quella dei grattacieli e del successo, ma quella delle strade infinite, dei motel polverosi e dei paesaggi desertici che raccontano la solitudine dell’uomo moderno. Paris è appunto un remoto villaggio del Texas. È un film che parla di fratture familiari, di distanze emotive, di colpe che non si cancellano. E in un’epoca in cui siamo sempre connessi ma spesso incapaci di comunicare davvero, questa storia di incomunicabilità e desiderio di redenzione risuona ancora più forte.

Ed è proprio per questo che il restauro realizzato dalla Cineteca di Bologna assume oggi un valore speciale: riportare Paris, Texas sul grande schermo non è solo un gesto filologico, ma un atto d’amore verso un’opera che merita di essere vista — o rivista — nella sua dimensione naturale, quella del cinema, dove l’immensità dei paesaggi catturati da Robby Müller e le note struggenti di Ry Cooder possono ritrovare tutta la loro forza. È un invito a ritornare a guardare, ad ascoltare, a sentire davvero: proprio come Travis e Jane provano a fare, in un film che continua, dopo quarant’anni, a parlare al cuore.

Appuntamento giovedì 10 luglio ore 21:30 per “Non Solo Cinema in Manifattura” con la proiezione in lingua originale sotttotitolate.

Direttore di FUL magazine e membro della redazione dal 2017. Ho realizzato reportage su vari temi tra cui: il fenomeno hooligans agli Europei di calcio in Francia (2016), il primo Pride dell’Ucraina a Kiev (2018), la questione del confine orientale tra Italia e Jugoslavia (2020), la protesta dei lavoratori ex-Gkn di Campi Bisenzio (2021), il vertice NATO in Lituania a Vilnius (2023). Ho coperto svariate edizioni della rassegna di moda “Pitti Uomo” e partecipato come inviato al Festival del Cinema di Cannes nel 2024.