E i Medici scoprirono i farmaci per la vita eterna

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filtri-variLa famiglia de’ Medici per Firenze è un po’ come il cuore per la parola “amore”… non esisterebbero da sole, non avrebbero lo stesso pathos senza il loro intreccio, senza quello storico connubio, senza quell’abbraccio eterno che legherà per sempre le loro entità, la loro esistenza. Dopo secoli di rigore bigotto, di trappole morali e protocolli esistenziali, si risvegliano le coscienze, si riscoprono gli antichi sapori del paganesimo, si contempla l’occulto, si prospetta una nuova era che cambierà l’umanità… Firenze diventa un teatro a cielo aperto, con palchi e tribune in tutte le piazze, in tutti i vicoli, in tutte le botteghe. Gli attori sono artisti di ogni genere, menti uniche, interpreti geniali di questo nuovo spettacolo chiamato “Rinascimento”. Poeti, pittori, scultori, architetti, ingegneri, matematici, recitano copioni indimenticabili sotto l’immensa regia di una Signoria d’eccezione, la famiglia de’ Medici.

Come ad Atene, nella Grecia antica, le idee si rincorrono per le strade, ogni donna che partorisce AlchimiaCieloTerra2potrebbe dare alla luce un nuovo genio che scriverà la storia. Il senso del volere si mesce a quello del potere, il mondo si allarga sulle carte geografiche diventando piccolissimo, con l’invenzione della stampa. La volontà di potenza si fa fulgida dimostrazione, uno sfoggio di maestà accompagna progetti artistici ed architettonici, nell’ombra, si celano simbolismi esoterici e segreti pagani. Dai racconti di Erodoto alle “gesta” di Berlusconi, la storia accosta il potere all’impossibilità di accettarne la fine. Gli antichi si abbeveravano a fonti miracolose, facevano bagni in pozzanghere magiche, adesso ci si affida ad improbabili cosmetici, cibi di lusso e giovani donne bellissime… Ma il concetto è lo stesso, immobile ed intatto: suggellare il potere diventando eterni.

BAT209836Naturalmente i Medici non furono esenti da questa pratica, gli esponenti più illustri della famiglia si cimentarono in ricerche sfrenate di farmaci fatati, che avrebbero intagliato i loro nomi nelle pietre dei millenni, per sempre. L’alchimia fu il grande progetto segreto di Cosimo I, che fece adibire una stanza, a Palazzo Vecchio, a vero e proprio laboratorio per fondere metalli. Ore, giorni, settimane, mesi di esperimenti incredibili per plasmare la materia e fabbricare il bramato oro, che avrebbe consegnato un prestigio infinito. Il figlio Francesco I alzò la posta, spostò l’officina al Casino di San Marco, invitando modellatori, alchimisti, distillatori ed erboristi, gettando legna di quercia nel fuoco dei segreti, incoraggiando nuove fusioni, nuove ricette, nuove alchimie. Dal 1586, il piccolo laboratorio nascosto di Cosimo I divenne un vero e proprio nucleo di ricerche e sperimentazioni, con una sede di lusso, oggi famosa nel panorama internazionale, conosciuta dal mondo intero col nome di “Galleria Degli Uffizi”. Ebbene sì, il forziere di reliquie laiche, tesoro di Firenze e dei fiorentini, visitato ogni giorno da migliaia di turisti affamati di cultura, un tempo era la casa di artisti-scienziati, che frullavano erbe e sostanze per dare vita a farmaci di benessere.

Nel fiorente Seicento l’officina degli Uffizi era celebre e nota a tutti i sovrani della Terra. Il Granduca di AlchimiaCieloTerra1Toscana donava elisir naturali, racchiusi in piccoli scrigni d’ebano, ai nobili regnanti europei, giungendo fino al lontano Oriente, culla dei maestri dell’alchimia e della ricerca erboristica. Definita dai cronisti tedeschi “Wunderkammer”, la stanza delle meraviglie, l’officina degli Uffizi annoverava centinaia di ampolle misteriose, resti animali, rarità vegetali, fossili preistorici, conchiglie preziose e, addirittura, alcune mummie egizie.

La storia si ripete, è un moto circolare continuo, infinito… Il potere cattura la ragione, la rinchiude in una gabbia d’oro, la costringe alla legittimazione del comando, alla mummificazione del prestigio, in una sfrenata ricerca dell’eterno. Di un eterno che non c’è, che non è mai esistito e che non esisterà mai. Vi lasciamo con la solita domanda finale, elisir di vita eterna: un piccolo scrigno d’ebano del Granduca, o una festa a casa del Cavaliere?

GIANLUCA PARODI

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