Quella notte in cui il corridoio Vasariano salvò Firenze.

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Prosegue il racconto dell’estate del 1944, quando i tedeschi fecero saltare tutti i ponti di Firenze, tranne uno. Ponte Vecchio fu risparmiato ed il Corridoio Vasariano rimase in piedi: una fortuna, non solo per il patrimonio artistico.

Innanzitutto dobbiamo fare un enorme passo indietro.

Firenze, anno 1565, Cosimo I de’ Medici, Granduca di Toscana, Signore della città, convoca nelle sue stanze un personaggio sorprendente quanto competente, è un illustre storico, un sublime pittore, ma sopratutto un eccellente architetto: le nozze del figlio Francesco con la principessa Giovanna d’Austria, hanno bisogno di un’opera mirabile che consacri questo legame.
Nelle stanze private del signore De’ Medici, entra Giorgio Vasari (del legame tra Cosimo de’ Medici e Giorgio Vasari ne abbiamo già parlato qui) , la sua idea, il suo progetto e la conseguente realizzazione, segneranno per sempre la storia di Firenze.
Gli eventi che avevano sconvolto la città, quasi cento anni prima, erano ancora vivi nella memoria della famiglia medicea: la Congiura de’Pazzi, in cui perse la vita Giuliano, fratello del Magnifico, era il monito delle insidie nascoste nelle fazioni nemiche.
Il sangue schizzato sulle sacre pareti della chiesa di Santa Maria Del Fiore, era inchiostro indelebile per gli eredi della nobile famiglia e gli eventi successivi all’attentato, dopo la morte del grande Lorenzo, con la cacciata della signoria e l’instaurazione della Repubblica, non potevano essere dimenticati.

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