Quella notte in cui il corridoio Vasariano salvò Firenze.

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Per questo Cosimo I manifestò la necessità di attraversare la città in tutta sicurezza, senza rischiare di essere inghiottito dalla folla, evitando di esporsi alla furia dei subdoli nemici, che organizzavano agguati alle sue spalle, invidiosi di un bramato potere.
Discutendo col Vasari, giunse ad una conclusione: serviva un vero e proprio passaggio privato, sicuro, segreto, che permettesse ai signori di Firenze di muoversi liberamente per gli edifici cardine del potere signorile: Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti, dovevano essere collegati, ed il Granduca doveva muoversi dall’una all’altra meraviglia, senza correre il rischio di essere colto di sorpresa.
Giorgio Vasari sfoderò un progetto portentoso, uno stretto corridoio, lungo circa un chilometro, che pareva sospeso nell’aria, che attraversasse il nascituro Palazzo della Magistratura, adesso meglio noto come ‘Uffizzi’ e passasse sopra a Ponte Vecchio, dove si svolgeva il suggestivo mercato delle carni.

Un vero e proprio passaggio sopraelevato, da cui poter osservare la città intera, senza essere notati: un capolavoro architettonico che, da subito, il Vasari ipotizzò che richiedesse 5 anni di duro lavoro.
L’insistenza del Granduca costrinse alla drastica soluzione di accelerare i lavori a dismisura, obbligò Giorgio Vasari a notti insonni e sforzi immani per dirigere i lavori: in soli 5 mesi, il Corridoio Vasariano, dominava Firenze.

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